Network medicine

on Mercoledì, 02 Aprile 2014.

 

 

Fat friends

Un bell’articolo di Adriana Bazzi sul Blog del Corriere della Sera di qualche tempo fa (7 luglio 2013) apre la questione delle malattie non infettive…ma socialmente trasmissibili.

Per socialmente trasmissibili s’intendono quelle patologie o comportamenti dannosi per la salute che possono essere trasmesse attraverso le interazioni sociali. Nello specifico, sui social media. 

Obesità, danni da fumo e da alcool, depressione sono alcuni aspetti che, indagati da una prospettiva epidemiologica nel corso di lunghi periodi, sono risultati “contagiosi” e trasmissibili fino a tre gradi di separazione (amici, degli amici, degli amici) nelle relazioni tradizionali (prima dei social network sul web). 

Ma com’è possibile?

Processi d’influenza… 

Opinioni, atteggiamenti, stili di vita e comportamenti delle persone che frequentiamo sono uno (se non il principale) dei fattori che costituiscono la cornice di riferimento nella quale collochiamo il nostro modo di vivere e influenzano il nostro comportamento. Gli psicologi sociali hanno studiato da tempo tali processi ed elaborato teorie (Teoria del confronto sociale, Social Cognition etc..) che spiegano i meccanismi che influenzano le nostre percezioni e regolano il nostro comportamento.

L’articolo che ha attirato la mia attenzione è focalizzato sulla salute ed i comportamenti che possono danneggiarla. Il ragionamento che propone si può riassumere anche così: se è vero che le relazioni sociali possono influenzare i nostri comportamenti ed esse si svolgono sempre più on-line, allora opportuni messaggi veicolati attraverso i social media potrebbero modificare certe dannose abitudini. 

Ma in che modo?

Certamente ora abbiamo più modi di coltivare le nostre relazioni, soprattutto quelle con persone che non sono nella nostra più ristretta cerchia di affetti e/o amicizie e che quindi potrebbero avere idee, opinioni, atteggiamenti e stili di vita differenti dai nostri.

Tuttavia, se questo può essere un vantaggio nel caso in cui stessimo cercando informazioni non conosciute o nuove idee, è altrettanto vero che dedichiamo la maggior parte del tempo (e delle nostre attenzioni) ad un numero limitato di relazioni più strette. E molto probabilmente avremo diverse cose in comune (abitudini, opinioni, interessi..) con queste persone, tali da non essere troppo distanti dal nostro modo di vivere e di comportarci (i sociologi la chiamano omofilia: tendenza a preferire la frequentazione di persone simili a noi).

In che modo un messaggio, una campagna sui social media può modificare qualcosa del nostro modo di essere che probabilmente è simile (anche se non identico) a quello dei nostri amici più stretti?

 

Voi che ne pensate? 

 

 

 

Riferimenti

Festinger, L. (1954). A theory of social comparison. Human Relations.

Bandura, A. (1989). Human agency in social cognitive theory. American Psychologist, 44(9), 1175–1184.

Bandura, A. (1991). Social cognitive theory of self-regulation. Organizational Behavior and Human Decision.

McPherson, M., Smith-Lovin, L., & Cook, J. M. (2001). Birds of a Feather: Homophily in Social Networks. Annual Review of Sociology, 27, 415–444. 

Christakis, N. A., & Fowler, J. H. (2007). The spread of obesity in a large social network over 32 years. The New England Journal of Medicine, 357(4), 370–379. doi:10.1056/NEJMsa066082

Smith, K. P., & Christakis, N. A. (2008). Social Networks and Health. Annual Review of Sociology, 34(1), 405–429. doi:10.1146/annurev.soc.34.040507.134601. 

Christakis, N. A., & Fowler, J. H. (2009). Connected.

Dunbar, R. I. M. (2011). Di quanti amici abbiamo bisogno? Frivolezze e curiosità evoluzionistiche, 218, 300.

Goncalves, B., & Perra, N. (2011). Validation of Dunbar's number in Twitter conversations. arXiv.org.

Christakis, N. A., & Fowler, J. H. (2012). Social contagion theory: examining dynamic social networks and humanbehavior. Statistics in Medicine. doi:10.1002/sim.5408

 

 

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