Come si prepara un'intervista?

on Mercoledì, 05 Marzo 2014. Posted in Istruzioni per l'uso

Due dritte sul come preparare un'intervista

Negli ultimi tre anni, partendo da zero, ho fatto diverse decine di interviste per videodimpresa.com,. Per imparare a farle, mi sono molto documentato leggendo libri e blog, guardando altri, e naturalmente rompendo le scatole a chi aveva più esperienza di me. Adesso vorrei provare a condividere quello che ho imparato, in particolare su come prepararsi ad un’intervista. Delle volte, devo ammetterlo, sono arrivato dall’intervistato impreparato a fare una buona intervista (bacchettata sulle mani!), qualche volta io lo ero ma l’intervistato mi ha spiazzato con la sua di impreparazione. Qualche rara volta eravamo entrambi ben preparati e tutto è andato molto meglio.

Ovviamente stiamo parlando di interviste sullo stile di videodimpresa, volte a raccogliere testimonianze di esperienze aziendali, il lavoro del giornalista “d’assalto” non è il mio.

Cosa ho imparato su come l’intervistatore si deve preparare

Intanto sembra una banalità ma ricordarsi di farlo (prepararsi), non dare per scontato che sia superfluo, perché “tanto sono due domande, è lui che deve rispondere”. Informarsi sull’azienda, sulla persona da intervistare; dove possibile far precedere l’intervista da una chiacchierata telefonica, durante la quale spiegare gli obiettivi e le modalità dell’intervista. é  un buon modo per ridurre la legittima ansia dell’intervistando e per avere un’idea più precisa del tema, delle domande  da fare, dello stile comunicativo dell’intervistato.

Di solito non concordo le domande, ho imparato che il più delle volte è preferibile definire l’area di interesse e poi, sulla base di un canovaccio, seguire il flusso delle risposte cogliendo spunti per approfondire. Qualche volta, vuoi perché il soggetto vuole avere l’opportunità di raccogliere dati o presentare oggetti, vuoi perché le policy di comunicazione aziendali lo richiedono o semplicemente perché il soggetto è più ansioso della norma, si rende invece necessario concordare in anticipo le domande. Non è un problema, si perde solo il gusto di fare una domanda non “cattiva” ma fuori contesto che stupisce o fa sorridere l’interessato, cogliendo un po’ più di umanità. 

E' bene invece concordare in anticipo il tempo per il quale impegneremo l’intervistato (di solito non più di un’ora) non solo per consentire al soggetto di organizzare il proprio tempo ma anche per aiutarlo a non farsi cercare da nessuno durante quell’ora.

Se le interviste vengono fatte presso la sede del cliente conviene prevedere una mezzora per installarsi nella location concessa (nei casi più fortunati si possono avere alternative tra cui scegliere, altre volte proprio no!), piazzare le attrezzature e fare una prova tecnica.

Quando tutto è pronto e arriva l’intervistato, superate le cordialità di rito è comunque estremamente utile fare due chiacchiere sull’oggetto dell’intervista, con il soggetto già in posizione, in modo che si abitui a quella condizione inusuale: microfonato, sotto le luci e al centro dell’attenzione dei presenti. Si entra in sintonia e magari vengono raccontati degli aneddoti utili a chiarire il punto di vista, che possono essere tirati fuori in fase di registrazione.

Magari si prova l’intervista per poi finalmente registrare. Ho però scoperto l’esistenza di un incantesimo maligno che avviene ogni qualvolta si pronuncia la frase “ok, giriamo”: l’intervistato, sino ad allora spigliato e sciolto, cambia improvvisamente registro e diventa rigido, legnoso, impacciato! Una contromisura, che in più di una occasione ha funzionato egregiamente, consiste nel chiedere al malcapitato di fare una prova a telecamere spente, che sappiamo non incutono timore e, a prova finita, ringraziare l’ospite perché in realtà la telecamera era accesa. Così facendo aumenta forse il lavoro di montaggio (ci può essere materiale in eccesso), ma migliora notevolmente il risultato in termini di freschezza e spontaneità.

Quando va bene giriamo con due telecamere, una puntata sul soggetto e l’altra su di me per poter alternare campi e controcampi (la mia faccia quando faccio domande e ascolto): più di frequente la telecamera è una e quindi prima si registrano le risposte e in seguito le mie domande ad una sedia vuota.

La parte più divertente (per l’operatore) è quando annuisco interessato alle risposte che la sedia mi da’.

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