E l'intervistato come si dovrebbe preparare?

on Mercoledì, 05 Marzo 2014. Posted in Istruzioni per l'uso

Cosa ho imparato su come l'intervistato si dovrebbe preparare

Ho imparato che farsi intervistare non è cosa semplice. Nel senso che che per fare una buona intervista ci vuole un po’ di esperienza e molta preparazione. Quando sono in giro per videodimpresa a intervistare manager e imprenditori,  cerco di concordare quanto più possibile il tema e lo sviluppo dell’intervista, dichiarando anche il mio obiettivo: un’intervista che andrà sul web, di tre minuti di durata, in cui si racconta un’esperienza che vale la pena condividere. Le reazioni sono ovviamente variegate, si passa da “oddio e io cosa dico?” a “non c’è problema, volentieri, sono abituato”. Indipendentemente dalla risposta che ricevo, di persone veramente efficaci di fronte alla camera non ne ho incontrate molte. Certo, molto dipende dalle attitudini personali e dalla pratica, ma qualcosina fa anche la preparazione specifica per quell’intervista.

Alla mia richiesta di disponibilità a farsi intervistare, qualche volta mi sento rispondere “tranquillo, vado a braccio”. Sono un amante dell’improvvisazione, in musica e a teatro, perché in quei contesti improvvisare ha un significato ben preciso, ci si arriva dopo anni di pratica. Ed è vero che ho incontrato persone perfettamente a loro agio improvvisando (e non solo in un’intervista. 

Ma improvvisare una cosa che non si è mai fatta di solito non è altrettanto efficace.  Sono tanti i fattori da tenere sotto controllo: i contenuti (cosa dire) la modalità (come dirlo), i ritmi (il video “smorza”, occorre essere innaturalmente “pimpanti”). Senza contare la gestione del tempo: è vero che in fase di montaggio si taglia e si accorcia, ma se il risultato finale deve essere di tre minuti, veramente, non serve parlare per 57 minuti di fila. 

Soprattutto se non sono frasi brevi e concise, all’inglese, ma profondamente lunghe e involute, all’italiana, il taglia e cuci al montaggio si trasforma in un incubo. Allora qui voglio proporre due dritte che possono essere utili a chi vuole essere efficace di fronte ad una telecamera (almeno di fronte alla mia).

Prepararsi gli argomenti. è decisamente controproducente imparare a memoria delle frasi, ma fare una lista, una mappa mentale o quantomeno  una sequenza logica delle cose da dire aiuta. Il problema non è cosa dire, si suppone che la propria esperienza sia nota, ma come raccontarlo di fronte ad un oggetto sconosciuto (la telecamera).

Provare, marzullianamente, a farsi domande e rispondersi. Serve ad imparare ad essere sciolti e concisi, si evitano le circonlocuzioni, i giri di parole, gli incisi, le subordinate nidificate e gli occhi che roteano alla ricerca di un concetto smarrito. magari registrandosi.

Testare la propria capacità di gestire il tempo: senza scomodare Oscar Wilde, se riusciamo ad esprimere un concetto in 30”, non c’è motivo di prolungarlo a 30’! I tempi della scuola, in cui i temi dovevano avere una lunghezza minima per essere accettabili, sono finiti per fortuna!

Concordare con l’intervistatore la possibilità di spezzare il discorso in più parti, ogni parte una domanda. il ritmo cresce e l’alternanza domanda/risposta aumenta l’attrattività per il pubblico.

E poi… lanciarsi!

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